parola d’ordine: semplicita’ e gusto. Ovvero il Nuovo Macri’ di Andrea Borroni

Semplicita’ e gusto. E’ cosi’ che si potrebbe riassumere la cucina di Andrea Borroni se mi chiedessero di farlo in due parole.

Gia’ da tempo mi ero prefissata di andare a provare questo chef, fortemente raccomandatomi da Maxsessantuno e, finalmente, ieri, ne ho avuto l’occasione.

D’altronde, ne avevo sentito parlare bene e avevo letto recensioni entusiaste: oltretutto avevo anche *studiato* il genere di cucina che poteva attendermi, quindi non restava altro che provare.

Arriviamo a Trecate in pochi minuti di macchina da Abbiategrasso. Ad accoglierci alla porta, una bella ragazza che ci fa accomodare al nostro tavolo. Il clima e’ rassicurante… si’ e’ la parola che mi viene in mente ripensandoci: ho avuto l’impressione che non fosse un posto estraneo, bensi’ familiare, accogliente appunto.

Il locale e’ piccino (7 o 8 tavoli), ma gradevolmente arredato: pareti chiare, sedie lilla incorniciate nel legno. I tavoli abbelliti da tovaglie sobrie, sono apparecchiati con un sottopiatto eschenach e due bicchieri: un calice per il vino e un bicchiere in blu per l’acqua, piu’ una forchetta e un coltello che ci verranno cambiati ad ogni portata dalla premurosa cameriera.

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Prima di andare avanti con la recensione, vorrei fare una considerazione sullo chef.

Sono rimasta molto colpita dall’amore che mette nella preparazione dei suoi piatti, ma non solo! Ad ogni portata si e’ premurato di raggiungerci per spiegarci cosa stavamo mangiando, ma non come se fosse un dovere… come spiegare? ho avuto l’impressione che stesse accompagnando la figliola al suo primo appuntamento galante! ecco! e’ questo lo spirito che ho visto dietro a quel suo presentare le portate: ci teneva che andassero in bocca alla persona giusta.

Mi sembrava di immaginarlo, in cucina, calato sul piatto, mentre carezzava gli ingredienti e li organizzava per offrirli a noi. E’ stata una sensazione piacevole…

Ma torniamo alla recensione vera e propria.

Avevo gia’ sentito parlare dell’entree offerto da Andrea:  cannolo di pane ripieno di crema di mascarpone e semi di senape, rivestito da lardo con miele di castagno. Un’idea semplice ma d’effetto sia per gli occhi che per il palato

ma potete giudicare da soli…

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 Un po’ difficoltoso da gestire per poterlo mangiare (coltello e forchetta sono esclusi, quindi bisogna affidarsi alle mani), godereccio pero’ riuscire a “possederlo” in un unico boccone 😉 E penso che sia proprio cosi’ che va mangiato: unico boccone nei limiti della capacita’ della propria bocca.
 
L’entree e’ stato gradevolmente accompagnato da un bicchiere di prosecco di valdobbiadene, il Palladio.
 
Per la scelta del menu, decidiamo di lasciar fare allo chef.
 
Come antipasto, ci viene servita una tartare di scamone di fassona con battuta di olive taggiasche. Davvero piacevole sia come effetto ottico che come gusto. Semplice e lineare, cioe’ che non si puo’ fare a meno di notare e’ il massaggio subito dalla carne prima di trasformarsi nella mia tartare. Ed e’ gia’ qui che inizia ad essere chiaro per noi che quest’uomo ama il suo lavoro. Non e’ soltanto un insieme di pezzetti di carne messi in posa su un piatto: stavo mangiando carne e passione…
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Anche per il vino ci siamo affidati allo chef: Rosso di Montepulciano del 2005 della Canneto. Si e’ ben accompagnato a tutta la cena che ci e’ stata servita.

Primo: risotto di finferli mantecato alla piemontese (burro e olio). Ecco qui forse siamo stati troppo mal abituati… Il risotto e’ buono sicuramente e sicuramente lo riprenderei, ma sia io che Francesco ci aspettavamo di piu’. Cio’ non toglie che e’ stato preparato egregiamente e che il suo sapore era semplice e immediato.

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Secondo: scamone di fassona lardellato con timo, riduzione di nebbiolo e miele d’acacia.

Mi scuso per non aver fatto la foto… ma si vede che il vino aveva gia’ picchiato a sufficienza e me ne sono dimenticata. Fantastica! decisamente di una qualita’ eccellente (d’altronde non stiamo parlando di un manzo qualsiasi). Ho gradito particolarmente il croccante fuori in contrapposizione al vellutato dell’interno. Anche questa portata perfetta, semplice, con gusti equilibrati. Per mio gusto avrei gradito piu’ riduzione e il miele era proprio un pizzico, ma non discuto le scelte di uno chef: e’ solo una questione di piacere mio personale nel pucciare la carne nella riduzione, ma se Andrea ha pensato in quel modo il suo piatto, rispetto la scelta (a qualcun altro, sarebbe potuta sembrare troppo)

A questo punto, ho fatto dietrofront: avevo sentito i vicini di tavolo parlare entusiasti di zucca! Ed io, alla parola *zucca* salto sulla sedia! figuriamoci se sento, nello stesso discorso, zucca e meraviglioso! Ho subito ordinato un altro primo. EH si’, avevo finito ormai di mangiare, ma ho voluto provare la vellutata di zucca con porcini.

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Cosa dire? meraviglioso non e’ sufficiente. Rende poco l’idea. Troppo poco. Penso che avrei voluto affogarci in questa vellutata…. Sono stata fermata da Francesco, ma ne avrei presi 10 litri e non mi sarei stancata.
 
Infine, arriva il dolce: crostata di zucca accompagnata da crema inglese.
Semplice semplice ma tanto buona. Non entusiasmante, ma forse e’ colpa degli ultimi dolci che ho mangiato, che mi hanno un po’ sfasato il gusto.
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Caffe’, pasticcini di accompagnamento, quattro chiacchiere con questo giovane e disponibile chef e fine della piacevole serata.
 
Stavo dimenticando il pane! e il pane non puo’ essere dimenticato assolutamente! si vedeva proprio che siamo siciliani: abbiamo terminato 6 fette di pane piu’ la focaccia! Ed io avrei voluto sfacciatamente chiederne ancora… ma poi mi sono trattenuta per pudore… (ed oggi mi mangio le mani!)
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questo il foglio che lo accompagnava con la spiegazione
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Si tratta di un pane di segale realizzato con una pasta madre di ben 12 anni! tre fette profumate ai semi di finocchio e le altre tre normali. Non si puo’ capire che profumo emanava… e che aroma! Il pane valeva tutta la cena…
 
 
Giudizio finale? Andrea Borroni va seguito. Non stiamo parlando di un “improvvisato” ma di un ragazzo con grande tecnica, ma sopratutto con una dedizione, una passione che gli esplode dentro e che assapori mentre mangi quel che lui ha preparato.
 
Costo a testa 46,5 vino incluso. 

 

 

parola d’ordine: semplicita’ e gusto. Ovvero il Nuovo Macri’ di Andrea Borroniultima modifica: 2008-11-13T08:39:00+00:00da cisejazz
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3 pensieri su “parola d’ordine: semplicita’ e gusto. Ovvero il Nuovo Macri’ di Andrea Borroni

  1. Brava Cinzia. Le conferme fanno sempre piacere ed un gran bene. Tu hai fatto anche le foto (son contrario a questa pratica perchè se, da un lato stimola la fantasia, dall’altro falsa le aspettative). Speriamo che più persone si accostino a questo ristorante; pardon: Ristorante!!!!!
    Ciao e brava ancora
    LAMAX61°

  2. ciao Massimo e grazie per l’intervento, molto gradito.
    Sono stata lieta di scoprire questo Ristorante e il suo chef.
    Per le foto…. a me piace ricordare bene anche visivamente quel che ho mangiato. Oltretutto, stavolta non ci sono assolutamente dubbi: quel che si vede in foto corrisponde perfettamente al sapore che ci si puo’ immaginare. Mi spiace non aver scattato la foto del secondo, perche’ meritava.

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